Siamo professionisti con competenze diverse, che lavorano insieme sotto una regia unica. Ventisei professionisti su sei aziende: non solo dipendenti, ma studi specialistici, e la regia è la nostra. Tu parli con una persona sola e noi rispondiamo del risultato intero.


Gestisce i budget pubblicitari con l'ossessione di chi li considera soldi veri, perché lo sono. Costruisce piani editoriali che partono da un'idea, non da un calendario da riempire. Da sempre appassionato del mondo digitale, è incuriosito da tutto ciò che riguarda il pensiero umano e il modo in cui comunichiamo tra noi: è il motivo per cui legge i commenti sotto i post, non solo le metriche sopra.

È il nome che risponde quando qualcosa non torna, su qualsiasi commessa. Fa questo mestiere da quando lo studio si chiamava Centro Grafico e le rotte si tracciavano a matita: quarant'anni dopo, la cosa che gli riesce meglio è ancora capire che cosa vuole davvero un imprenditore quando ti chiede un logo nuovo. Sa sempre dove trovare i file in una cartella Drive e ha un foglio di calcolo pronto per ogni evenienza. Chiude le mail con un sorriso - è la sua Z di Zorro, ed è così anche di persona.

Decide in che ordine le cose vanno lette, che è metà del lavoro di un sito e la metà che non si vede. Pesa le parole, le sceglie, le contestualizza: seducenti, persuasive, mai fuori posto. Pensa alla sezione aurea anche quando progetta una pagina di contatti. Appassionata di arte, di buona cucina e di belle parole - nell'ordine che decide lei.

Tiene insieme tempi, persone e promesse: quando una commessa arriva puntuale, di solito è merito suo. «Mi piace prendermi cura delle cose e delle persone con la stessa attenzione. Credo nella lealtà, nella fiducia e nei rapporti che durano nel tempo.» Nel tempo libero esplora il mondo con la famiglia, tra mare, vela e nuove avventure - in un'agenzia che parla di rotte, non è del tutto un caso.

Il suo segno coglie sempre l'essenza dell'idea: gli dai un brief confuso e ti restituisce una forma che sembra ovvia - che è la cosa più difficile da ottenere nel design. Designer, ex rugbista, allenatore, manager, bevitore di mate: in quest'ordine e tutti insieme.

Si definisce «esploratrice di pezzi unici», e il pezzo unico è la persona che ha davanti. Laureata in Economia, coach e counselor, lavora su leadership e sviluppo del potenziale: la capacità di dare una direzione e di farla seguire. Nei progetti entra dove il metodo chiede di ascoltare le persone prima dei numeri. E insegna a respirare nel senso letterale: è insegnante di yoga e allenatrice di apnea.

Costruisce identità visive e sistemi di comunicazione che prendono forma su tutti i punti di contatto di un brand: dal sito ai social, dalla grafica ai materiali stampati. Lavora tra strategia, design e sviluppo Webflow, creando una direzione coerente che possa essere applicata, evolvere e mantenersi riconoscibile nel tempo.

Dieci anni di design fra Italia e Regno Unito, per marchi e agenzie: corporate, editoria, pubblicità, digitale, motion. Prende le tendenze del momento, le torce quel tanto che basta e le fa diventare qualcosa che appartiene solo a quel marchio - è il motivo per cui i suoi lavori non invecchiano con la moda che li ha ispirati. Firma come Mika, ed è il modo più veloce per riconoscerli.

Progetta il posizionamento organico come un investimento a scadenza lunga, non come una rincorsa all'algoritmo del mese. Lavora sul principio del faro: farsi trovare da chi sta già cercando, invece di inseguire chi non cerca nulla.

Fa SEO e insegna a farla, anche ad altre agenzie, che è il complimento più difficile da ricevere in questo mestiere. Nei progetti è la seconda opinione quando un sito perde posizioni e nessuno capisce perché.

Socio fondatore di Subway Lab, collettivo nato a Jesi nel 2015. Laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema di Hitchcock premiata al Fano Film Festival e poi pubblicata. Nei progetti d'impresa porta la cosa che manca a quasi tutti i video aziendali: una struttura narrativa che regge fino alla fine.

Socio fondatore di Subway Lab, si è formato sulla fotografia cinematografica fra Roma e i set. Decide come si guarda una cosa prima ancora di decidere cosa raccontare, ed è il motivo per cui i suoi girati d'azienda non sembrano girati d'azienda.

Socio fondatore di Subway Lab. Diplomato all'Istituto d'Arte di Macerata, passato dalla Scuola Internazionale di Comics e da anni di illustrazione e grafica prima di specializzarsi in montaggio, color correction e post-produzione. È quello che decide cosa togliere, che nel video è la decisione che conta.

Formazione in grafica pubblicitaria, specializzazione in cinema all'Accademia Nazionale del Cinema e all'UCLA. Socio di Subway Lab dal 2017. Competenza tecnica e occhio: la combinazione che fa la differenza fra un'immagine corretta e un'immagine che resta.

Cinema d'inchiesta e racconto del reale: territori di confine, dinamiche sociali, storie che chiedono tempo e rigore. Segue tutte le fasi, dalla ricerca sul campo al soggetto, dalla regia alla post-produzione. Nei progetti porta lo sguardo del documentario: le aziende riprese come luoghi veri, con le persone che ci lavorano, non come set.

Guida Asernet e porta nei progetti la domanda che sposta tutto: prima di chiedere come si fa, chiediti se serve davvero. È l'interlocutore quando una commessa tocca il modello di business e non solo la comunicazione, ed è da una sua osservazione che è partita l'indagine sui clienti che vogliamo raggiungere.

Traduce gli obiettivi commerciali in strategie digitali che si possono misurare, e le misura. Lavora sul punto in cui il marketing incontra il conto economico: la parte in cui i numeri smettono di essere report e diventano decisioni.

Scrive per farsi trovare e per farsi leggere, che sono due mestieri diversi tenuti insieme male da quasi tutti. Struttura i contenuti perché rispondano a una domanda reale del mercato, non a una parola chiave scelta a tavolino.

Sta in mezzo fra chi disegna e chi sviluppa, e fa in modo che la seconda cosa somigli alla prima. Quando un layout arriva online identico al progetto, di solito è passato dalle sue mani.

Sviluppo software e integrazioni: gestionali, e-commerce, flussi di dati che devono parlarsi. È il reparto che rende possibile la frase «poi lo colleghiamo al vostro sistema», che tutti dicono e pochi mantengono.

Accompagna imprenditori e PMI che vogliono aprire una società in Estonia: analisi di fattibilità, struttura societaria, fiscalità e compliance, fino all'operatività. Entra nei nostri progetti quando la domanda del cliente smette di riguardare la comunicazione e comincia a riguardare dove mettere la sede.

Tiene il filo fra il cliente e le pratiche: e-Residency, costituzione, banking, adempimenti. In un percorso fatto di passaggi burocratici in una lingua straniera, è la persona che fa in modo che nessuno si perda per strada.
Un’agenzia strutturata deve tenere occupate le proprie persone. Noi abbiamo scelto il contrario: un nucleo stabile e una rete di specialisti che si attiva in base a ciò che serve al progetto. Davanti a strategia, contenuto, progetti, relazioni, si attiva ogni volta la squadra che serve: Unbearable Design per il design di marca e il web design, Asernet per l’AI, lo sviluppo e i dati, Studio Elif per la SEO e l’advertising, Subway Lab per il video e la fotografia, Easy Business in Estonia quando il progetto passa dai confini, più gli specialisti che entrano su richiesta, come gli studi legali per l’AI Act.
Il vantaggio è semplice: usi le competenze che servono, al livello dello specialista che le pratica ogni giorno. Il rovescio della medaglia è che una rete richiede una regia forte: per questo ogni commessa ha un unico referente che ne risponde dall’inizio alla fine.
Non abbiamo costruito una grande agenzia per avere tutte le competenze dentro. Abbiamo costruito una rete per poter scegliere, ogni volta, le competenze che servono.
Il nostro metodo richiede partecipazione, e la partecipazione richiede fiducia.
Ci piace il nostro mestiere abbastanza da volerlo fare meglio dell’anno scorso. Studiamo, testiamo, integriamo.
Ci affezioniamo alle idee, è inevitabile. Ma se i numeri dicono che non funziona, sappiamo lasciarle andare.
Sei ragioni per non lavorare insieme, scritte da noi. L'ultima riguarda i soldi ed è la più scomoda.