In mischia non si vede niente. Hai la testa fra due corpi, senti la spinta arrivare da dietro e devi fidarti che stia andando dove serve. È la parte del rugby che in televisione sembra una pausa e in campo è tutto.
Chi ha giocato lo sa: la mischia non la vince chi spinge più forte, la vince chi spinge insieme. Otto persone che danno il massimo in otto istanti diversi producono meno di otto persone che danno l'ottanta per cento nello stesso istante.
Nelle squadre di lavoro succede identico. Il problema quasi mai è l'impegno: è la sincronia. Ognuno sta spingendo davvero, solo non nello stesso momento e non nella stessa direzione.
La cosa che il rugby insegna e che le riunioni no è che la direzione si decide prima di entrare in mischia, non durante. Dentro non si discute, si spinge.
Scritto dopo una stagione passata a bordo campo a Jesi, che è un osservatorio migliore di molti corsi di management.